L’analisi delle operazioni svolte negli ultimi anni, in Abruzzo e Molise, evidenzia come le regioni in esame, in considerazione della loro vicinanza a contesti territoriali a maggiore vocazione criminale, siano risultate permeabili agli interessi dei sodalizi mafiosi, per quanto non strutturalmente presenti. Si evidenzia nella relazione, l’operatività del gruppo FERRAZZO di Mesoraca (KR). In questo caso, il capo ‘ndrina non solo aveva scelto di stabilire ufficialmente la propria residenza nella provincia di Campobasso, ma si era di fatto reso promotore di una associazione criminale composta sia da calabresi che da siciliani (famiglia MARCHESE di Messina) che operava tra la citata provincia e quella di Chieti.

In Molise non si registra una stanziale presenza di sodalizi camorristici, nonostante la contiguità con la Campania. Le aree potenzialmente più critiche, dove si sono verificati episodici tentativi di penetrazione nella realtà criminale locale, sono la fascia adriatica e le zone del Sannio/Matese, per la prossimità di questa area alle zone di influenza dei CASALESI. Esse si presterebbero come luogo d’espansione per il mercato degli stupefacenti e il riciclaggio, ovvero come rifugio per latitanti.

Sintomatica del concreto rischio di infiltrazione nell’economia locale, è la confisca, eseguita nel mese di aprile dalla Guardia di Finanza, di beni mobili ed immobili e quote societarie, per circa 320 milioni di euro, nei confronti di due fratelli, inseriti nel clan napoletano CONTINI. Tra i beni confiscati, figurano due impianti di distribuzione di carburante ubicati in provincia di Isernia, ed un analogo impianto, con annessi bar e tabaccheria, in provincia di Campobasso. Dai controlli della Dia, nella nostra regione, sarebbero emerse 649 operazioni bancarie ritenute sospette dagli investigatori. Operazioni che potrebbero essere legate al riciclaggio di proventi illeciti. La relazione della Direzione nazionale antimafia è relativa ai primi sei mesi del 2017 ed stata trasmessa alla Camera.

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