di Christian Ciarlante

Mentre le scuole superiori sono impegnate al 100 per cento con la didattica a distanza, le scuole primarie restano aperte su tutto il territorio regionale andando avanti con lezioni a singhiozzo. Chiudi e apri, sospendi e sanifica, non passa giorno senza che si debba intervenire con ordinanze ad hoc per la sicurezza di studenti, insegnanti e personale Ata.

Tutta la comunità scolastica si è impegnata per far ripartire le lezioni in presenza rispettando le direttive imposte dal Ministero dell’Istruzione. Ma, quanto pare, non basta perché la situazione è sfuggita di mano a causa dei tanti casi positivi che si riscontrano nella popolazione scolastica.

Le difficoltà attuali saranno nulla in confronto a quello che accadrà con l’arrivo dell’influenza stagionale. Cosa si farà il quel caso? I vaccini saranno in grado di scongiurare l’inevitabile svuotamento delle aule? Meglio non scommettere. Le scuole elementari, medie e dell’infanzia sono aperte, ma funzionano a intermittenza, bisognerà pure riconoscerlo.

C’è un evidente cortocircuito segnalato ai ministri Azzolina e Speranza, ma al momento mancano le risposte. Non si puo’ continuare con la fastidiosa litania del titolare del Ministero dell’Istruzione: “Le scuole devo rimanere aperte”. Ci si sta incaponendo sulla questione basandosi su studi del Iss che evidentemente conosce solo il ministro. A smentirla ci sono dati che palesano, senza troppi dubbi, la crescita della curva dei contagi nelle scuole.

Ad inceppare l’ingranaggio delle lezioni in presenza, contribuisce l’operato caotico dell’Asrem nella gestione sanitaria dei casi registrati nelle classi. Il tracciamento è saltato, anche se si continua negare la realtà dei fatti. Ogni Regione segue una prassi differente nel trattamento dei casi sospetti e sintomatici nelle scuole. Nell’incertezza, dunque, si paralizza la didattica anche quando non necessario.

Grandi ritardi si evidenziano nella realizzazione dell’indagine epidemiologica e nella conseguente comunicazione degli esiti. Spesso, la conferma di un tampone positivo o negativo arriva con tempi inaccettabili, e proprio per questa ragione cresce il disorientamento delle famiglie e della scuola.

Sempre che si riesca a fare un tampone senza dover vivere delle vere e proprie odissee, com’è accaduto qualche giorno fa a Venafro.

Una condizione di precarietà che rischia solo di far incrementare il rischio di contagio. Comprendiamo l’esigenza di non voler chiudere le scuole per i motivi ben noti a tutti, non serve ripeterli: ma davvero c’è chi ancora crede che si possa andare avanti in questo modo? Certo, è sicuramente il male minore, al momento, procedere come stabilito dal Cts e dal governo.

Però in questo modo, lo diciamo da inesperti in materia, non ne usciamo più. E’ sicuramente vero che nessuno ha la bacchetta magica per risolvere l’annosa questione, ma sembra il ballo del cane che si morde la coda. Insomma, con modalità diverse tutti i Paesi europei stanno affrontando le stesse tematiche: salute ed economia.

E col passare del tempo, il rischio di dimenticarsi definitivamente dei problemi sociali e culturali rimasti sullo sfondo diventa sempre più concreto.

Una mamma di Bojano ha scritto in una lettera a Toma e Florenzano, ne riportiamo un passo che reputiamo molto significativo: “Auspico in una riflessione ed in una sana e sincera presa di coscienza nei confronti di questi bambini che sono il tesoro più grande di ogni famiglia e di ogni società; è sicuramente giusto dar loro tutto ciò che solo la scuola riesce ad offrire, ma in cambio di un rischio così alto credo che sia meglio un figlio con qualche lacuna culturale che un figlio in rianimazione“.

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