I motivi che lo scorso 13 gennaio hanno spinto Camillo Sabelli. il carabiniere originario di Vastogirardi a togliersi la vita con un colpo alla tempia esploso dalla sua pistola d’ordinanza, potrebbe essere racchiuso in un secondo cellulare di sua proprietà che aveva con se al momento della tragedia.

sabelli big

E’ questa l’ultima novità emersa a margine dell’esame autoptico effettuato sul corpo del sottufficiale dell’arma. Il telefono è stato rinvenuto in una tasca degli indumenti che Sabelli aveva addosso al momento della tragedia e che non sarebbe stato notato fino a pochi minuti prima di effettuare l’autopsia da Luigi Cipolloni il medico legale. Ora il secondo cellulare è  a disposizione del magistrato Raffaella Gammarota che sulla morte del luogotenente Sabelli ha aperto un’inchiesta, ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Dal telefono sarebbero partiti e arrivati oltre a sms anche chiamate, sia poco prima di premere il grilletto, nel corridoio della sua abitazione a pochi passi dalla caserma di Poggio Mirteto dove aveva prestato servizio per più di 15 anni sia dopo la sua morte. Sotto sequestro anche il primo cellulare che il 50enne avrebbe utilizzato per mandare altri sms a due magistrati del tribunale di Rieti e a diversi colleghi per spiegare le ragioni del suo gesto. In un testo inviato, il carabiniere avrebbe infatti espresso tutta la sua amarezza per la dequalificazione professionale che aveva subito negli ultimi anni. Tra gli ultimi istanti della sua vita anche una chiamata al figlio Manuel, l’ultima prima di morire. Forse per sentire la sua voce per dirgli per l’ultima volta “ciao”, prima di compiere l’estremo gesto.

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