di Christian Ciarlante

Nella giornata di oggi, giovedì 3 aprile, il governatore Donato Toma, ha emesso tre nuove ordinanze che interessano i Comuni di Montenero di Bisaccia, Riccia e Termoli: “E’ fatto obbligo alle persone fisiche ivi residenti e/o dimoranti di dotarsi ed utilizzare idonea mascherina durante tutta la loro permanenza al di fuori dei predetti territori, ove siano legittimate ad uscire dal proprio Comune. Stessa disposizione anche per le persone che transitino nei suindicati Comuni”.

Misure necessarie per contrastare la diffusione del Covid. Il capoluogo di regione, inspiegabilmente, non stato interessato dalle nuove misure di contenimento, per motivi di cui non si conosce la ragione. E’ singolare come il Comune che presenta più contagiati, non sia stato considerato e dichiarato “zona rossa”. A Cercemaggiore, non si è perso tempo e i contagiati erano in numero molto inferiore. A Venafro e Pozzilli, con i soli infettati al Neuromed, stessa sorte. Sarebbe interessante conoscere le motivazioni, “plausibili”, di tanto titubare. Su Termoli, oggi, si è fatto un passo in avanti.

Decretare la città di Campobasso “zona rossa”, avrebbe come obiettivo quello di contenere il contagio da Covid-19. Sarebbe un atto di grande responsabilità da parte della Regione e imporrebbe a tutti la massima adesione alle norme enunciate. La misura richiederebbe, inevitabilmente, maggiori sacrifici alla popolazione, sia in termini economici che di relazioni sociali, ma in questo momento è indispensabile per evitare danni più seri alla salute dei campobassani.

Riteniamo pertanto che possa essere una misura utile e necessaria per limitare ulteriormente le occasioni di incontro e di aggregazione. A quanto ci risulta, si sono verificati i primi casi di contagio anche alle Poste. Una notizia non affatto rassicurante. È inoltre necessario che siano messe in atto e comunque rafforzate le misure a protezione dei medici e di tutti gli operatori sanitari, perché possano continuare la loro attività in sicurezza per sé e per i pazienti.

Misure di protezione rafforzate andrebbero messe in atto anche per chi continua a lavorare per fornire beni e servizi ai cittadini. Se nel capoluogo di regione, gli infettati dovessero continuare a crescere con costanza, non ci sarebbe alternativa all’istituzione della “zona rossa”. L’auspico, ovviamente, è che il numero dei soggetti positivi al Coronavirus subisca un deciso rallentamento, in modo da scongiurare un provvedimento che sarebbe molto doloroso.

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